Area Riservata



Nel cuore dell’estate, mentre sei al mare o in montagna, o semplicemente fai vacanza in Piazza Duomo come Umberto Saba dove “la sera invece delle stelle si accendono parole”, ti raggiunge l’eco, purtroppo debole, di un ferragosto cristiano che porta il nome di “Assunzione di Maria in cielo”. Cosa nasconderà mai questo titolo mariano? E cosa avrà da dire a questi giorni in cui il lavoro si ferma e si dà spazio alla festa, al riposo, alla convivialità, a tutto ciò che riguarda il corpo e che il consumismo propaganda in mille varianti? A te disteso in riva al mare dove la risacca lambisce sdraio e ombrelloni, a te incamminato sui mille sentieri delle Dolomiti, Alpi gotiche con torrioni e fasce di colonne, o sui sentieri della nostra verde Irpinia, a te restato a casa perché impossibilitato da ragioni economiche o affettive, la solennità dell’Assunta porta una speranza eccitante: il tuo corpo avrà futuro oltre il tuo corpo.

Ma facciamo un passo indietro perché sia chiaro a tutti il contenuto di fede che la Chiesa propone a credere: Maria, la Madre del Signore, unita come nessuno ai misteri della vita del Figlio, partecipa alla gloria della Risurrezione ed Ascensione venendo assunta in cielo (leggi gloria di Dio) non solo con la sua anima, ma anche con il suo corpo. Era già accaduto per Gesù che, all’atto di ascendere al Padre, aveva dimenticato di spogliarsi del corpo tessuto nel ventre di sua madre, lo aveva portato con sé per felice dimenticanza, per meraviglioso furto. I vangeli apocrifi raccontano che i discepoli, assenti all’atto della morte della Madre del Signore e richiamati dagli estremi confini della terra, volessero vedere un’ultima volta il volto di Maria chiedendo che si potesse aprire il suo sepolcro. Avendolo fatto lo trovarono non solo vuoto, ma invaso da un roseto profumatissimo al posto del corpo in decomposizione. Mille e mille tele nelle nostre chiese, anche nella nostra cattedrale, raccontano questa tradizione raffigurando il sepolcro aperto, le rose abbarbicate al marmo, lo sguardo rivolto al cielo dei discepoli che intravedono, con gli occhi della fede, la Vergine-Madre portata in alto da nugoli di angeli in festa. Per la fede cristiana nella gloria di Dio sono già presenti due corpi, quello maschile del Signore e quello femminile della Madre, quei due corpi, sottratti alla terra e alla polvere, all’usura del tempo, costituiscono un anticipo, una caparra per tutti i redenti. 

Se mi hai seguito fin qui, ti sarà chiaro che c’è un futuro anche per i corpi dei tuoi cari, anche per il tuo corpo-tastiera da cui, con la parola e i gesti, puoi trarre meravigliose sinfonie per il tempo e per l’eternità. Erroneamente si pensa che la fede cristiana sia contro i corpi e la corporeità, piuttosto bisognerebbe temere il carro dei gaudenti che vanno in giro cantando, fin dal quattrocento, “Chi vuol esser lieto sia, di diman non c’è certezza!”. No, la certezza del domani c’è, il futuro dei corpi è assicurato da quel deposito di “carne glorificata”che noi contempliamo nell’Ascensione del Signore e nell’Assunzione di Maria in cielo in corpo ed anima. Non sposiamo visioni nichiliste e riduttive del nostro io corporale che, invece, segnato dalla fatica e dal dolore, santificato dalla Parola e dai Sacramenti della Chiesa, educato alla danza dell’amore, è qui, nello spazio e nel tempo, un meraviglioso aquilone destinato, quando si romperà il filo che lo tiene legato, a diventare un’aquila reale. Un giorno il baco da seta divenuto crisalide romperà il bozzolo e sarà una meravigliosa farfalla. La speranza non è solo per i corpi giovani, palestrati e tatuati, portati in giro come trofei sulle spiagge e per le strade (Leopardi già raccontava della gioventù del borgo “che mira ed è mirata e in cor s’allegra”), ma anche per tutti i corpi segnati dalla violenza e dal dolore, oltraggiati, umiliati, seviziati, finiti in fondo al mare per l’ultimo viaggio della speranza nel nostro Mediterraneo. A tanti anziani ed ammalati giunga il sogno di un corpo non più zavorra, ma ali per volare, non più umiliato nel limite e nella perdita della dignità del pudore, ma rivestito di gloria e di luce come d’un manto regale.

Questo ed altro è racchiuso nella solennità dell’Assunta, un anelito di futuro per tutti, un sogno di redenzione per gli internati nei campi di concentramento di ieri e di oggi, uno sguardo sul volto di mia madre non più inesorabilmente perduto e abbuiato che, fin dai banchi di scuola, ci avevano allenato a trasfigurare quando recitavamo a memoria “Mia madre ha sessant’anni e più la guardo e più mi sembra bella”. A te che, forse, hai avuto la pazienza di seguirmi fin qui, auguro di avere questo sguardo lungo e luminoso sul corpo e sulla corporeità, glorifica Dio con il tuo corpo e Dio un giorno lo glorificherà. Non siamo fatti per i cimiteri, ma per la luce in cui Maria è già entrata e ci attende con apprensione di Madre. In questo mattino del 15 agosto, contemplando la Madre assunta in cielo in corpo ed anima, io “mi illumino d’immenso”. E tu?

Arturo Aiello

Vescovo di Avellino

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